DOTTOR ALBERTO EDEFONTI

Devo però confessare di aver insegnato allora la nefrologia pediatrica di un Paese ad alto reddito, come l’Italia, senza aver tentato di capire veramente le esigenze professionali di chi esercitava in un paese povero.

“La mia esperienza di cooperazione con il Dipartimento di Nefrologia dell’Ospedale Nazionale Infantile Manuel Jesus De Rivera è iniziata ufficialmente nel 2000, in occasione di una visita a Managua per partecipare, assieme a Fabio Sereni, ad un congresso internazionale cui eravamo stati invitati dalla dottoressa Mabel Sandoval Diaz.
Il primo contatto con questa realtà, però, l’avevo avuto nei tre anni precedenti, grazie ad un lungo periodo di stage della dottoressa nell’Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi Pediatrica di Milano, da me diretta, per perfezionarsi nella diagnosi e nella cura delle malattie renali del bambino. Devo confessare di averle insegnato allora la nefrologia pediatrica di un Paese ad alto reddito, come l’Italia, senza aver tentato di capire veramente le esigenze professionali di chi esercitava in un Paese povero.

La realtà divenne chiara nel 2000, durante la visita del reparto di nefrologia di Managua: sovraffollamento di bambini e genitori in pochi e vetusti letti di degenza, mancanza di medicine essenziali, scarsità di esami di laboratorio ed apparecchiature diagnostiche.
Come poteva la dottoressa Mabel applicare ciò che aveva imparato a Milano per assistere adeguatamente i suoi pazienti?

Al ritorno a Milano, Fabio Sereni ed io decidemmo di iniziare un progetto globale di cooperazione, che includesse, oltre ovviamente alla parte di collaborazione medica, un aiuto economico per l’acquisto di medicine ed esami essenziali e per il miglioramento delle condizioni di vita dei bambini e dei loro genitori in ospedale. L’Associazione per il Bambino Nefropatico fu allora il primo sponsor del progetto, cui seguirono nel tempo molti altri, compresa la Regione Lombardia.
Ricordo che da questi primi passi sono scaturite iniziative impensabili per quei tempi e quei Paesi, come, dal punto di vista medico, la prima dialisi extracorporea, il programma di dialisi peritoneale ed il trapianto da donatore vivente, e, dal punto di vista gestionale, un database dei bambini con insufficienza renale cronica e con le varie malattie renali, gestito dalla dottoressa Marra, per monitorare i risultati del progetto ed indirizzare gli investimenti.

Ricordo bene anche le molte visite nei reparti pediatrici dei principali ospedali del paese, spesso su strade dissestate, per insegnare, assieme alla dottoressa Mabel, la nefrologia pediatrica e creare una rete di riferimento dei casi più gravi verso l’ospedale di Managua.
Ho voluto soffermarmi maggiormente sugli inizi di questa esperienza, piuttosto che sulle tante successive realizzazioni del progetto, perchè ogni rapporto umano duraturo non può che nascere da una forte emozione iniziale. Non si può comprendere altrimenti come nello spazio di venti anni ed attraverso il contributo di tante persone, medici e “laici”, come la mitica signora Loi, si sia giunti a realizzare, in un paese a basso reddito, un Dipartimento di Nefrologia Pediatrica collegato funzionalmente a tutti gli ospedali periferici ed in grado di erogare tutte le modalità di cura essenziali delle principali malattie nefrologiche ed urologiche.

Ripensando alla mia vita, come capita di fare in occasioni speciali come questa, non posso non riconoscere che il progetto di cooperazione con il Nicaragua è stato per me una delle esperienze più gratificanti, non solo in senso professionale, ma anche umano.
Da questo punto di vista, ho ricevuto manifestazioni di amicizia ed affetto da medici, bambini e famiglie nicaraguensi, ma soprattutto quella riconoscenza che è sempre più rara a ritrovarsi nella cultura attuale, in genere, e nel nostro paese, in particolare.

Sotto l’aspetto professionale, ho sperimentato sia la bellezza insita nel curare bambini malati, sia, soprattutto, la soddisfazione del veder realizzato un progetto a lungo termine, seguito passo per passo con una analisi dei dati e modificato in rapporto a nuove necessità, e soprattutto sostenibile.
Non solo, ma è da pochissimo tempo che le società internazionali di Nefrologia e di Nefrologia Pediatrica hanno riconosciuto la necessità di colmare il gap assistenziale che esiste tra i paesi ad alto e basso reddito per quanto concerne la cura dell’insufficienza renale, ed hanno proposto iniziative e percorsi mirati ad una cooperazione internazionale efficiente. Aver disegnato in anticipo sui tempi questi percorsi ed aver colmato, almeno in parte, la disuguaglianza (e l’iniquità) nella cura delle malattie renali del bambino in un paese a basso reddito rimane una testimonianza indiscussa all’interno della comunità nefrologica pediatrica internazionale”.

Dottor. Alberto Edefonti